A Vibo si discute di femminicidi, Falvo: “Nel carnefice si crea un senso di impunità, denunciate” (VIDEO)

L’invito del procuratore nella Giornata contro la violenza sulle donne: “Bisogna far capire anche ai giovani che i rapporti possono finire e non è colpa di nessuno: è la vita, va così”

“Il problema della violenza sulle donne è principalmente culturale. Noi abbiamo una legislazione moderna, sono previsti interventi tempestivi, ma è ottima a fronteggiare il fenomeno solo quando il danno è fatto: è eccessivamente sbilanciata sulla fase della repressione“. Così il procuratore di Vibo Camillo Falvo parlando questa mattina alla Scuola di Polizia della città dove si è tenuto un incontro, alla presenza di alcuni studenti delle scuole superiori e degli agenti allievi, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Tra i suggerimenti del procuratore di Vibo c’è quello di una denuncia tempestiva, fondamentale per evitare che si arrivi alla tragedia per un motivo ben preciso: “Quando si arriva al gesto estremo è perché nel ‘carnefice’ si crea un senso di impunità, perché inizia con le aggressioni e non viene denunciato, continua e arriva la querela che però poi viene ritirata. Bisogna quindi diffondere questo messaggio: denunciare tempestivamente“. Allo stesso tempo, però, bisogna affrontare la questione culturale: “Il giorno degli arresti per l’aggressione alla donna picchiata selvaggiamente in un distributore di benzina ho parlato di ‘alfabetizzazione‘, e in questo la scuola è fondamentale, così come le famiglie: bisogna insegnare che la donna non è un oggetto, la donna va rispettata“.

Raccontando anche un episodio accaduto quando era un giudice della famiglia: “È capitato che nel corso di un interrogatorio un uomo fece delle dichiarazioni strane, come se tutto fosse giustificato dal fatto che la donna si fosse innamorata di un altro. Ecco bisogna far capire anche ai giovani che i rapporti possono finire e non è colpa di nessuno: è la vita, va così“.


Nella fase iniziale dell’incontro è intervenuta anche Concetta Gullì, dirigente provinciale dell’Ufficio scolastico regionale, che ha espresso l’augurio che “siano le nuove generazioni a seminare un modo nuovo di intendere i rapporti”. L’introduzione è stata poi curata da Francesco Marcianó, dirigente della Divisione Anticrimine, da cui è emersa la sua particolare sensibilità per il tema. Rivolgendosi ai più giovani ha voluto citare un episodio in particolare per far comprendere quanto sia importante un cambio di mentalità: “Recentemente una signora è venuta da noi a chiedere aiuto per un ammonimento, ma poi ha detto ‘va beh mio marito mi dà uno schiaffo, è normale’“. Sottolineando quanto spesso uno schiaffo dato da un uomo alla propria compagna venga considerato appunto “normale”, Marcianò ha evidenziato: “In questi casi non c’è rispetto, non c’è amore, non c’è nulla: per questo voi dovete reagire, dovete darvi da fare”.


Presenti poi il sostituto procuratore Maria Cecilia Rebecchi, il primario del Pronto Soccorso dell’ospedale “Jazzolino” dottor Natale, ed è stato proiettato un video con la testimonianza di una vittima di violenza. L’evento aveva l’obiettivo di sensibilizzare su un tema che – è importante precisare – non è occasionale, raro, ma giornaliero: nel 2021, fino al 21 novembre, le vittime in tutta Italia sono state 109. Un femminicidio ogni tre giorni, quindi. Con l’invito a tutte le donne che pensano di essere in pericolo a chiamare il numero gratuito e sempre attivo 1522, a cui rispondono operatrici specializzate a sostegno delle vittime di violenza e stalking.