Mare inquinato nel Vibonese, Falvo fa sul serio: “Monitoraggio tutto l’anno” (VIDEO)

Firmato questa mattina un protocollo con la struttura del professor Silvestro Greco. Il procuratore di Vibo: “Non dobbiamo nasconderci dietro la fioritura algale”

Il mare delle coste vibonesi continua a essere inquinato ogni estate di più e la Procura, guidata da Camillo Falvo, intende invertire la rotta. Niente parole di circostanza, però, ma azioni concrete per continuare a fare sul serio. Per questa ragione stamattina è stato un firmato un protocollo di collaborazione tra la stessa Procura di Vibo e l’importante Stazione Zoologica Anton Dohrn, di cui il direttore è il professor Silvestro Greco. “L’accordo – ha spiegato Falvo – prevede una collaborazione costante durante tutto l’anno, non solo nel periodo estivo, per esaminare le cause profonde dell’inquinamento marino”.


In questo modo “speriamo di poter capire quali sono i fattori inquinanti e risolvere il problema a monte, non solo con la repressione ma anche con la prevenzione“. Due importanti azioni a cui va aggiunta la sensibilizzazione: “Basterebbe far comprendere a chi inquina – ha sottolineato il procuratore di Vibo – che è un danno che provoca a se stesso prima di tutto: una struttura che inquina le acque non fa altro che danneggiare le stesse strutture turistiche che gli danno lavoro”.


Il protocollo è stato firmato oggi, 30 novembre, perchè “o si capisce che il problema va affrontato tutto l’anno o non si risolverà”. Non può bastare, infatti, ricordarsi del problema solo a metà luglio, quando ormai è troppo tardi. Così come “non dobbiamo nasconderci dietro la fioritura algale” ed è importante che “la politica faccia la sua parte”: “Se la depurazione è insufficiente è proprio la politica che deve intervenire – ha detto ancora Falvo – bisognerebbe fare degli investimenti. Noi speriamo di riuscire sensibilizzare non solo la gente comune ma anche le Amministrazioni pubbliche, i comuni, la Regione”.


L’obiettivo è quindi quello di individuare i fattori di inquinamento per accertare i reati, identificare i responsabili e impedire che il cristallino mare della Costa degli Dei venga sporcato ancora e ancora. La zona di monitoraggio andrà dal pontile dell’ex Sir a Lamezia fino a Nicotera, con l’aiuto della Guardia Costiera e con un approccio innovativo. “La novità metodologica – ha spiegato il professor Greco – sta nell’utilizzo di nuove tecniche a iniziare da quella che ci permette di lavorare sul dna e quella che ci permette di individuare anche le nano plastiche”. Questo è importante perchè “l’acqua non ha memoria quindi è inutile campionarla, a meno che uno non è proprio davanti alla chiazza. Invece sul fango abbiamo la memoria storica di tutti gli eventi che si verificano“. La soluzione passa necessariamente, però, da un intervento sui depuratori: “Alcuni impianti bisognerà chiuderli e farli ex novo – ha evidenziato Silvestro Greco – e bisognerà ragionare innanzitutto in termini di consorzi di comuni. In Calabria ci sono 409 depuratori registrati – conclude – metà dei quali non funzionano“.