Il condannato da morto ora rischia pure il carcere

Dopo il suo decesso, avvenuto nel 2019, gli era stata aumentata la sanzione E nonostante le comunicazioni gli è stata notificata l’esecuzione della pena

Nel dicembre del 2019, su queste pagine d i cronaca, La Nazione raccontò di una condanna sentenziata dalla corte d’appello benché l’imputato fosse già morto.
La notizia ebbe un certo risalto. Non tanto perché, come imparano gli studenti al secondo anno di giurisprudenza, la morte del reo prima della condanna estingue il reato, ma per la cecità di una macchina pachidermica che una volta messa in moto trova difficoltà ad arrestarsi anche di fronte alla palese improcedibilità. Ebbene, il paradosso non si è fermato. E quindi, in questi giorni al morto è arrivata anche l’esecuzione della pena definitiva. O meglio, è arrivata al suo avvocato, Giovanni Marchese, per le difficoltà incontrate nelle notifiche all’imputato Marco N., ex custode dell’impianto sportivo del velodromo residente, da vivo, a Sesto Fiorentino. Marco N. è prematuratamente ed ufficialmente morto, come da certificato in nostro possesso, il 14 maggio del 2019, all’età di 53 anni.

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