'Ndrangheta, imprenditore ucciso a Vibo: chiusa l'inchiesta
Chiuse le indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta scaturita da un troncone di Rinascita Scott, per far luce sull'omicidio di un imprenditore, Filippo Piccione, ucciso per vendetta, secondo gli investigatori, il 21 febbraio 1993 a Vibo Valentia. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci ha inviato l'avviso di conclusione indagini per i nove indagati: Salvatore Lo Bianco, 49 anni, (avvocati Vincenzo Gennaro, Raffaele Manduca e Giuseppe Orecchio); Rosario Lo Bianco, 52 anni, (genero del defunto boss Carmelo Lo Bianco, difeso dall'avvocato Patrizio Cuppari); Michele Lo Bianco, 73 anni, difeso dall'avvocato Michelangelo Miceli; Domenico Lo Bianco, 79 anni, difeso dall'avvocato Michelangelo Miceli; Leoluca Lo Bianco, 62 anni, difeso dagli avvocati Antonietta De Nicolò Gigliotti e Francesco Sabatini; Filippo Catania, 70 anni, difeso dall'avvocato Vincenzo Gennaro; Antonio Franzè, 55 anni, difeso dall'avvocato Vincenzo Gennaro; Paolino Lo Bianco, 58 anni, difeso dall'avvocato Vincenzo Gennaro; Vincenzo Barba, 69 anni, difeso dall'avvocato Vincenzo Sabatino.
L’indagine, condotta dai Carabinieri del Ros e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Vibo Valentia, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è nata da uno stralcio del procedimento “Rinascita – Scott”, a seguito del quale, il 19 dicembre 2019, erano state eseguite dall’Arma 334 misure cautelari a carico di altrettanti indagati responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e altri gravi delitti connessi.
L’omicidio. Secondo quanto documentato, l’omicidio sarebbe stato deciso dai vertici della cosca Lo Bianco, attiva nella città di Vibo Valentia, che vollero vendicare la morte del loro congiunto Leoluca Lo Bianco, ucciso, nelle campagne di Vibo Valentia, l’1 febbraio 1992. Dalle investigazioni è emerso che i colpi di fucile che causarono la morte di quest’ultimo erano stati esplosi dall’interno di una proprietà di Filippo Piccione. Tale circostanza, ingenerò all’interno della cosca Lo Bianco, il sospetto di un coinvolgimento dell’imprenditore vibonese, secondo quanto complessivamente ricostruito anche attraverso l’esame delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, costituendo, dunque, la causale dell’efferato omicidio.
