“Veleno per la cura”, l’ultima opera del giovane scrittore vibonese Saverio Corigliano

L’autore scruta, coglie attimi, sente gli odori della vita e poi si immerge totalmente nella parola che diventa racconto, amore, tormento, letizia e dolore

Fruga nelle visceri, nei meandri della mente, fino ad arrivare nell’abisso del suo petto, “in cerca di esigue parole, nocive per il corpo, ma curative per l’anima”. Questo fa la penna, in sintonia con la sua anima che va a caccia di sentimenti e di emozioni, del giovane scrittore e poeta Saverio Corigliano di Mileto – patria di pensieri, luogo di storia antica e di lunghi pensieri – nella sua ultima opera “Veleno per la cura”.

L’autore legge, cammina, scruta, coglie attimi, sente gli odori della vita e poi si immerge totalmente nella parola che diventa racconto, storia, vita, amore, tormento, letizia e dolore: “Oggi mi nutro di parole, l’indomani di silenzi, preparo l’antipasto dell’inquietudine”. I suoi versi sono nello stesso tempo un romanzo che rapisce e una sfida alla vita di ogni giorno. I suoi versi intensi sono un insieme di “soffitti che piangono” e di “cieli che lacrimano, di notti insonni e di giornate ora uggiose, ora parlanti e di meriggi pensosi”.

Il suo modo di scrivere fresco, diretto e immediato è poesia che va oltre le colline del silenzio alla ricerca di prati verdi, di strade nuove, di mondi inesplorati e delle ragioni dell’umana esistenza. Chi siamo? Da dove veniamo? “Oh, vita, cara mia vita! Non ti conosco – scrive Saverio -, eppure sembri a me familiare. In sere come queste mi fai paura. Do per scontato ogni respiro, ogni palpito del mio cuore, ogni minuto, ogni ora, ogni goccia. Do per scontato queste e tantissime altre sottigliezze ma tu non sei scontata. Non sei scontata oggi e mai lo sarai”.

Un libro da leggere quello di Saverio Corigliano, dedicato “all’ispirazione e alle parole, mie eterne compagne”, dove si coglie in tutta la sua interezza la ricerca “di una ragione felice in una malinconia costante” e la bellezza dell’aurora con il suo “attimo proibito” e con quel suo “qualcosa di eterno, che sappia di te, che sappia di infinito”.

Un cammino quello del giovane scrittore sulle vie del mondo con i suoi occhi che vedono e immortalano pensieri, volti, luoghi e solitudini di ieri e di oggi. Un cammino appena iniziato, accompagnato dalla forza dirompente del racconto. Una forza antica che dona ristoro all’uomo di ogni tempo, con la consapevolezza, prendendo in prestito le parole di Jorge Luis Borges che “ogni poesia è misteriosa” e che “nessuno sa interamente cosa gli è stato concesso di scrivere”.