“D’amore, di silenzio e d’ altre follie”, viaggio nella spiritualità italiana

Nell’opera di Roberto Italo Zanini le testimonianze di Angela Volpini, di padre Monteleone e di madre Muià

Un viaggio tra comunità, eremi e monasteri. Un viaggio dell’anima, accompagnato dalla forza dirompente della fede, tra chi ha scelto di vivere la propria vita al là delle colline, al di là del frastuono di ogni giorno, al di là delle chiacchiere, dei social e del mordi e fuggi. Tappe di un percorso che Roberto Italo Zanini, giornalista di “Avvenire ci racconta attraverso il suo libro “D’amore, di silenzio e d’altre follie – Incontri nell’Italia della spiritualità” (edizioni “Vita e pensiero”). Quello che balza subito evidente è che si tratta di un’indagine fuori dagli schemi che punta a scoprire perché in tanti cercano questi luoghi odoranti di fede, queste tante figure che esprimono semplicità, concretezza e valori autentici, questa spiritualità in un certo senso alternativa.

Il tutto è partito da un lungo percorso sulle pagine di “Avvenire” e da “una curiosa giornalistica iniziale – ci spiega nell’introduzione lo stesso autore – traducibile in una domanda più o meno di questo tenore: che cosa vanno cercando e cosa trovano i milioni di persone che non frequentano le parrocchie che non entrano in relazione con la Chiesa istituzionale, ma si recano a Medjugorie, partecipano ai rosari di Lourdes, alle fiaccolata di Fatima e di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, frequentano i gruppi di preghiera di Padre Pio e Natuzza Evolo, fanno centinaia di chilometri per in contrare un eremita, per parlare con una mistica e passano ore in fila a pregare pochi secondi a contatto con la tomba del Santo a Padonva? Che cosa c’è in quei luoghi di così importante, di così bello, di così desiderabile che le persone, dopo averli visitati una volta, vi si recano ancora e ne visitano di analoghi iniziando un vero e proprio pellegrinaggio per eremi e santuari?”. E’ illuminante in questa direzione la postfazione affidata ad Eraldo Affinati. “Ci sono forze spirituali diffuse e persistenti nel nostro Paese – afferma Affinati -, quasi sempre invisibili, che agiscono nel profondo senza pretendere udienza né riconoscimenti. Domande a cui è stata data una risposta plausibile. Emozioni soddisfatte. Inquietudini risolte. Crisi superate. Sentieri percorsi nella convinzione scaturita dalla scelta quotidiana. Se vuoi ripercorrere le tracce di questo pane spezzato, di questa gioia condivisa, come ha fatto Roberto Italo Zanini nel suo reportage-pellegrinaggio fra gli Appennini meno esposti e le grandi metropoli più conosciute, devi – rileva Affinati – anzitutto entrare in sintonia con le donne e gli uomini che ti hanno aperto la porta di casa e rinunciare in via preliminare al giudizio critico nei loro confronti. E poi, confessiamolo: “Anche soltanto per limitarsi a leggere i testi qui raccolti, bisogna accantonare certi schemi logici, legati alla supremazia delle categorie intellettuali, tornando alla semplice ma non arresa e sempre indomita umiltà del salmista. Siamo di fronte a testimonianze incarnate nelle vite di persone concrete, le quali si sganciano come se niente fosse dalla servitù del risultato mostrandosi nella loro nudità interiore: sarà questo il nuovo cristianesimo? A sentire ciò che ne pensa padre Marko Ivan Rupnik, uno degli interpellati, pare proprio di sì: «Credo che il discorso religioso al quale siamo stati abituati in tanti decenni si vada esaurendo, perché ormai nutre un bisogno psichico di religiosità che non ha niente a che fare con la fede della Chiesa e non fa confluire nelle persone la novità della vita nuova. Non nutre la vita. Si può andare in chiesa e poi vivere con la mentalità di chi è totalmente saziato dalle cose che il mondo offre, senza discernimento…». Parole forti che tuttavia sembrano essere incise nel solco indicato da papa Francesco. Dobbiamo affiancare alle storiche consuetudini liturgiche, patrimonio della tradizione consolidata, pratiche e linguaggi capaci di intercettare i bisogni delle ultime generazioni: soltanto così potremo recuperare le pecorelle smarrite che belano distanti dai recinti e rischiano costantemente di finire nel fosso”.

Ma quello di Zanini – autore di libri che hanno lasciato il segno come “Bakhita, il fascino di una donna libera” (2019) e “Natuzza Evolo. Come Bibbia per i semplici” (2013) – è anche un cammino di luce, accompagnato da lunghi silenzi e nello stesso tempo da una moltitudine di domande. Un viaggio nell’Italia dove il Bene si coglie a pieni mani e dove lo spirito di Dio aleggia con tutta la sua straordinaria e rivoluzionaria bellezza. Le testimonianze raccolte dall’autore – che ha attraversato in lungo e largo l’Italia con la sua penna odorante di inchiostro, con alle spalle il suo bagaglio di cronista attento scrupoloso e il suo occhio di scrittore mai sazio di raccontare l’amore che sprigiona la bellezza di Dio – ne sono la prova. Tra questi quella offerta da Angela Volpini (classe 1940), una donna dal “sorriso pronto e accogliente”, protagonista per nove anni di ottanta apparizioni mariane, la prima all’età di soli sette anni il quattro giugno del 1947, sulle montagne di Casanova di Staffora sull’appennino pavese. A lei Sergio Zavoli – lo ricorderete – dedicò una puntata della sua trasmissione “Inchiesta sulla Fede”. La Madonna che appariva ad Angela era di “carnagione chiara” ed aveva “gli occhi e i capelli scuri”. Davanti al suo tavolo che è lo stesso di sempre si sono seduti migliaia di persone tra cui don Zeno di Nomadelfia, i vescovi martiri ‘Oscar Arnulfo Romero e Julio Gonzàlez Ruiz e don Gianni Baget Bozzo. E dalle pagine del volume balza, inoltre, all’occhio il racconto di Juri Nervo, fondatore a Torino dell’Eremo del silenzio, il cui motto è: “Stare davanti a Dio per stare meglio davanti agli uomini”.

Ed ancora quello di Suor Cristina Cattaneo, 49 anni, priora del monastero di vita contemplativa che si trova a Torino all’interno della Piccola casa della Divina provvidenza e del “Messaggero del silenzio”, padre Emiliano Antenucci, francescano cappuccino di 41 anni, in convento da quando ne aveva 19. E spostandoci in Calabria le testimonianze di madre Mirella Muià – consacrata monaca eremita nel 2012 dall’allora vescovo di Locri- Gerace monsignor Giuseppe Morosini – che alla carriera universitaria alla Sorbona, ha preferito l’eremo dell’Unità alle porte di Gerace, e quella di padre Ernesto Monteleone, che svolge il suo apostolato a San Nicodemo di Mammola (Reggio Calabria).

Quello che emerge dal racconto di questo religioso è la storia unica e straordinaria di un uomo di Fede che ha scelto l’Aspromonte per compiere la sua missione al servizio degli umili e dei sofferenti. Padre Ernesto Monteleone accoglie, infatti, ogni giorno in questo luogo dello spirito tante persone in cerca di conforto e le sue parole accompagnate dalla preghiera, compagna inseparabile del suo percorso di vita, danno ristoro al viandante inquieto e all’uomo in cerca. “Prego. Per me la cosa più importante – racconta con la sua voce flebile padre Ernesto a Zanini – è pregare. Prego per i più bisognosi di misericordia. Prego per i tanti che salgono fin qui e chiedono preghiere”. Ma nel libro ci sono altre sorprese. Un mondo spesso inesplorato a pochi passi dalle nostre case e dalla nostre baldorie quotidiane. Un mondo che non è quello del profitto, dell’apparire, degli affanni della carriera e dei grandi cerimoniali. Un mondo da conoscere per ritrovare fino in fondo noi stessi e la via spesso perduta. Ti viene quasi voglia di partire e di attraversare valli e monti, lungo le frontiere dello spirito. Al di là del rumore pettegolo dei convinti vincitori.