"Una presenza così numerosa non l'ho vista nemmeno ai miei comizi". Scherza inizialmente Raffaele Scaturchio, sindaco di Dasà (in provincia di Vibo Valentia) al secondo mandato, alla fiaccolata organizzata da Libera e da diverse altre associazioni per manifestare vicinanza al primo cittadino dopo l'aggressione subita in municipio lo scorso 16 febbraio. "La violenza che ho subito non è stata rivolta solo a me, non solo a Raffaele Scaturchio - afferma davanti a una numerosa folla presente sotto la pioggia - ma al sindaco di Dasà. Questo per colpa della solidarietà che ho espresso nei confronti dei carabinieri per un atto vile (l'assalto alla Stazione dell'Arma di Arena avvenuto nei mesi scorsi, ndr) che tutt'oggi condanno con ancora più forza. Siamo stati aggrediti mentre eravamo intenti a svolgere il nostro dovere, anche i dipendenti hanno preso qualche schiaffo e qualche spintone. Alla fine, quando sono uscito, da quello che ho visto sembrava fosse passato il terremoto". Tutto il municipio, infatti, è stato devastato tra porte rotte, vetri in frantumi, computer scaraventati a terra e non solo.

La "sfida", gli applausi e il rischio di abituarsi



Alla manifestazione, che si è tenuta nonostante la pioggia, hanno preso parte semplici cittadini, giovani studenti delle scuole, alcuni esponenti politici - sindaci del territorio, segretari di partito e consiglieri regionali -  e diverse associazioni. A partire da Libera, che per bocca del suo coordinatore Giuseppe Borrello ha parlato di una "sfida educativa" che coinvolge tutti: "Scuola, associazioni, Chiesa. Finalmente siamo uniti ma dobbiamo dare continuità a questa serata. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: liberare questo territorio dalla sotto cultura della violenza. Continuano a susseguirsi questi eventi: è necessario dare una risposta". Altrimenti, afferma Borrello, "c'è il rischio di rassegnarsi, il rischio dell'indifferenza, o ancora peggio di abituarsi. Per questo siamo qui oggi". A un certo punto il referente dell'associazione antimafia ricorda che "quando è stato colpito il sindaco Scaturchio è stata colpita tutta la comunità di Dasà" e viene interrotto dalla folla. "Bravo" urla qualcuno, e si leva un applauso. Poco dopo spiega che i cittadini sono scesi in piazza "per metterci la faccia e dire chiaramente da che parte stanno". Nuova interruzione - "vai Raffaele!" - e nuovo applauso: i cittadini non solo erano presenti ma avevano anche voglia far sentire la propria voce.

Le parole rivolte agli aggressori



Sopra uno striscione che riporta l'hashtag #laviolenzanonrisolve, poi, il parroco di Dasà don Bernardino Comerci si è rivolto ai quattro uomini che hanno commesso l'aggressione: "Non lasciatevi vincere dal male, in voi c'è del bene, c'è una scintilla divina che merita di essere accesa. La violenza ci distrugge, per contrastarla serve un convinto sì all'amore". Una mano tesa alle "pecorelle smarrite" che però non impedisce una ferma condanna del fatto: "Si tratta di un evento di una gravità enorme e ingiustificabile. Si rischia di pensare che tutto sembra lecito, ma il male non è mai banale e va sempre smascherato e denunciato". Affermando inoltre che la numerosa partecipazione alla fiaccolata, sintomo di una popolazione che è in grado di sentirsi comunità, è un "segno importante di unità e concordia".

"Devono pagare"



Se da una parte il sacerdote tende una mano, spinto dalla carità cristiana, dall'altra il sindaco Scaturchio si mostra molto più intransigente: "Questi quattro balordi devono prendere il massimo della pena, non ci devono essere sconti per nessuno. Ho riflettuto in queste notti insonni: don Bernardino mi diceva che le quattro pecorelle vanno rieducate, ma prima devono scontare il carcere. Devono pagare per quello che hanno fatto. E poi sarò il primo ad aiutare a reinserirli". Annunciando infine l'organizzazione di un Consiglio comunale aperto, per decidere di costituirsi parte civile nell'eventuale processo, Scaturchio ha spiegato di sentirsi bene nonostante gli acciacchi fisici e di andare avanti anche grazie all'affetto che ha ricevuto nei giorni scorsi. "Non abbiamo paura ma siamo umani anche noi - ha concluso il sindaco di Dasà - quindi l'amaro in bocca ci resta. Ma è proprio da lì dobbiamo partire per il bene di tutti".