"Da qui a breve provvederò, carte alla mano, a denunciare i soprusi che io e mia figlia, anch'essa sottoposta allo speciale programma di protezione, siamo costretti a subire da tempo a causa del suo affidamento ai servizi sociali e alla convivenza con la mia ex compagna, Chimirri Nensy Vera, tutt'oggi appartenente alla cosca Mancuso e mai dissociatasi". A parlare, in una nota inviata alla stampa, è Emanuele Mancuso in persona: il 33enne unico pentito della potente cosca di 'ndrangheta di Limbadi che denuncia che "nell'epoca in cui si sente spesso parlare di tutela dei minori e ruolo fondamentale dei servizi sociali amareggia constatare, sulla propria pelle, che esistono in Italia delle realtà che solo fittiziamente ed apparentemente garantiscono e tutelano il benessere del minore".

"Fatti sospetti visto il mio stato di collaboratore di giustizia"


Il collaboratore di giustizia - che ha deciso di pentirsi nel giugno del 2018 proprio pochi giorni prima della nascita della figlia perché voleva assicurare “un futuro diverso” alla piccola (ne abbiamo parlato QUI) - denuncia che "rimaste senza esito le mie numerose segnalazioni alle autorità competenti, inoltrate anche tramite il mio difensore di fiducia, mi resta quale ultima possibilità quella di chiedere aiuto alla stampa affinchè il mio grido disperato giunga alle associazioni nazionali che tutelano i minori, affinchè mi sostengano per risolvere, definitivamente, le ingiustizie perpetrate nei confronti di mia figlia da un sistema che, seppur legalizzato, nella realtà dei fatti desta molto sospetto considerato il mio status di collaboratore di giustizia, che ha reciso ogni legame con la criminalità organizzata, in contrapposizione alla madre ancora intranea alla 'ndrangheta".

Un solo incontro a settimana di 50 minuti


"Mia figlia, con decreto definitivo del Tribunale per i Minorenni di Roma - spiega Emanuele Mancuso - è stata affidata ai servizi sociali territorialmente competenti in ragione della località protetta con facoltà di incontri con il padre secondo il calendario disposto dai servizi sociali'. Ciò posto, inspiegabilmente, io e mia figlia, su disposizione del servizio sociale, siamo costretti ad effettuare incontri solo una volta a settimana (quando gli sta comodo) della durata di 40/50 minuti con impossibilità concreta di costruire un rapporto affettivo concreto... una pagliacciata! È paradossale oltre che criminale tutto questo!".

Incontri in luoghi con "evidenti carenze igienico-sanitarie"


Che ci sia qualcosa di sbagliato lo stesso Mancuso, visto la famiglia in cui è cresciuto, lo sa per esperienza personale. "Lo affermo con cognizione di causa in quanto io da piccolo, con mio padre detenuto in carcere per i noti procedimenti 'Genesy', 'Dinasty' e 'Batteria' - continua il pentito - effettuavo colloqui settimanali di due ore". Ma non solo: "Mentre da un lato le severe normative comunitarie impongono specifici requisiti edilizi ed igienici per la realizzazione di una stalla, gli incontri con mia figlia (una bambina di 4 anni) avvengono in locali fatiscenti le cui carenze igenico-sanitarie sono visibili ad occhio nudo: struttura umida, sporca e carente delle più elementari condizioni ludiche idonee per garantire serenità alla minore e rendere piacevole l'incontro con il genitore".

"Favoriscono la 'ndrangheta"


A questo si aggiunge anche la relazione degli stessi servizi sociali sul quale Emanuele Mancuso ha più di una riserva: "Come se ciò non bastasse - aggiunge - non posso tralasciare le numerose falsità che sono state riportate nelle relazioni dei servizi sociali. Quella più grave in assoluto mette in discussione, addirittura, la mia stessa paternità: in essa si legge, infatti, che 'la stessa gravidanza è iniziata quando il padre era detenuto'". "Mi amareggia tutto questo e mi affido al buon cuore di chi voglia sostenermi - conclude Emanuele Mancuso - per liberare la mia bambina dalle oppressioni di un servizio sociale che anziché garantire serena crescita alla minore le sta negando la figura paterna favorendo la 'ndrangheta. Tuteliamo i diritti dei minori".

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